L’altro giorno, il sole d’inverno è venuto a bussare alla finestra con tanto di “fammi entrare”. Ma chi credi di essere, ho risposto in modo piccato, fa freddo, e poi so come andrà a finire. Ma lui, niente, il “no” non voleva proprio sentire. “Dai, fammi entrare e ti spiego una cosa”. Non avevo mai visto il sole così petulante, poi ammetto, ero curiosa, cosa mai potrebbe insegnare a me, quella luce impicciona, buona solo per far ballare il pulviscolo. Così mi sono alzata e ho aperto la finestra, uno spiraglio solo, ma troppo tardi. Prendendo la rincorsa da dietro l’orizzonte, il sole si è lanciato dentro, un raggio alla volta, per poi stendersi sul letto facendo le fusa solari.
Con uno sprazzo di qua e un barlume di là, ha sgombrato presto il letto dalle ombre. “Allora, spogliati e mettiti qui accanto a me e ti spiego perché la pelle quando si invecchia si increspa e si raggrinza”. Non è che mi andava tanto di spogliarmi in quella luce inclemente, ma insisteva, strisciando sul copriletto, strofinandosi sul cuscino.
Così mi sono spogliata con poca storia, aria fredda, sole caldo, raggi impertinenti che si intrufolavano ovunque, seguendo le pieghe, sondando le rughe, scivolando giù per i solchi epidermici, inciampando nelle increspature, piroettando nei follicoli. Da ogni grinza, da ogni poro, stanavano odori, carezze, baci e pizzicotti, graffi e tenerezze, ricordi, sensazioni…
E il sole sorrideva. “Ecco, hai capito ora perché la pelle si raggrinza man mano che gli anni passano? Perché se fosse liscia, non basterebbe la superficie, sarebbe insufficiente la profondità, per custodire tutto ciò che hai vissuto e tutto ciò che sei diventata”.
Questo detto, ha chiamato a sé i raggi uno per uno e fischiando ad una nuvola per dargli un passaggio, è tornato oltre l’orizzonte, lasciandomi il suo sorriso come ricordo. Eccolo qua 🙂 .