Riflessioni intimiste

Riflessioni intimiste giungono al culmine e tornano sui propri passi. Convincimenti capovolti e per nulla superficiali si sciolgono nell’attesa anti-materica di nuovi esordi. Conclusione impenitente. La montagna madre che tutto vede manda giù il vento di vetta per pizzicare le orecchia. Richiamo di poiana. Canto di merlo. Cala la calma. Comunanza. Ed è subito sera.


Un incontro imprevisto

A me piace così. Un incontro imprevisto. Niente grido d’allarme. Niente scappa e fugge. La sorpresa. La curiosità reciproca. Poi ognuno continua per la sua strada con serenità.


Striscia strisciante di sole


Ecco, aspettavo proprio quel momento. Il primo sole, striscia strisciante che trascina dietro di sé il giorno. Momenti di transizione e di risolutezza quando urge urlare senza mezzi termini, senza nulla di superfluo. Con l’augurio che oggi sia dolce con voi… e magari anche voi con esso.


No hearts day 2019


Non lo so. Sarà per il mio istinto implacabile di abbattere a fucilate i miti falsi del mondo, sarà per la mia contrarietà innata ereditata dai miei antenati celtici geneticamente ribelli di natura, ma quando mi dicono che oggi, proprio oggi, devo per forza scatenare una pioggia di “ti amo”, espliciti o impliciti che siano, sull’oggetto del mio amore… allora è matematico che proprio oggi diventa per magia unidirezionale l’unico giorno dell’anno in quale non lo dirò MAI.


Fiori di mandorlo


C’è un gran vento oggi. Viene dal nord ovest portando il profumo del mare e dei fiori di mandorlo. Non sa decidere da quale parte stare e lo capisco. Resta in linea, ed io con esso, mentre le stagioni sono impegnate in altre conversazioni. Attendere prego. Partecipe della sua irresolutezza, faccio ciò che mi dice e per ingannare il tempo mentre aspetto, interrogo la spina dorsale, colonna portante della mia inquietudine, per capire se quel brivido che si inerpica su e giù fra le vertebre sia per il freddo o per la voglia matta di sgranocchiare la vita fra i denti.


Sgranocchiando granuli pollinici


Sognando il ritorno delle “mie” bestioline, desiderio di dolcezza fra gli stami, sgranocchiando granuli pollinici. I giorni si allungano, la pazienza si accorcia (Tropinota hirta)


Perché la pelle quando si invecchia si increspa…


L’altro giorno, il sole d’inverno è venuto a bussare alla finestra con tanto di “fammi entrare”. Ma chi credi di essere, ho risposto in modo piccato, fa freddo, e poi so come andrà a finire. Ma lui, niente, il “no” non voleva proprio sentire. “Dai, fammi entrare e ti spiego una cosa”. Non avevo mai visto il sole così petulante, poi ammetto, ero curiosa, cosa mai potrebbe insegnare a me, quella luce impicciona, buona solo per far ballare il pulviscolo. Così mi sono alzata e ho aperto la finestra, uno spiraglio solo, ma troppo tardi. Prendendo la rincorsa da dietro l’orizzonte, il sole si è lanciato dentro, un raggio alla volta, per poi stendersi sul letto facendo le fusa solari.
Con uno sprazzo di qua e un barlume di là, ha sgombrato presto il letto dalle ombre. “Allora, spogliati e mettiti qui accanto a me e ti spiego perché la pelle quando si invecchia si increspa e si raggrinza”. Non è che mi andava tanto di spogliarmi in quella luce inclemente, ma insisteva, strisciando sul copriletto, strofinandosi sul cuscino.
Così mi sono spogliata con poca storia, aria fredda, sole caldo, raggi impertinenti che si intrufolavano ovunque, seguendo le pieghe, sondando le rughe, scivolando giù per i solchi epidermici, inciampando nelle increspature, piroettando nei follicoli. Da ogni grinza, da ogni poro, stanavano odori, carezze, baci e pizzicotti, graffi e tenerezze, ricordi, sensazioni…
E il sole sorrideva. “Ecco, hai capito ora perché la pelle si raggrinza man mano che gli anni passano? Perché se fosse liscia, non basterebbe la superficie, sarebbe insufficiente la profondità, per custodire tutto ciò che hai vissuto e tutto ciò che sei diventata”.
Questo detto, ha chiamato a sé i raggi uno per uno e fischiando ad una nuvola per dargli un passaggio, è tornato oltre l’orizzonte, lasciandomi il suo sorriso come ricordo. Eccolo qua 🙂 .


La pratolina


Nell’inverno, il ritmo della vita cambia, si rallenta e si attende. Si esprime in piccoli segni, dettagli che facilmente sfuggono all’attenzione nel sovraccarico sensoriale delle altre stagioni. Ed è proprio quello il bello, quella necessità di sciogliere i presupposti e riguardarsi intorno. Altri occhi perennemente alla caccia di nuove luci, nuove angolature, nuovi riflessi, anche in ciò che sarà pure familiare, ma mai banale. Una semplicissima pratolina (Bellis perennis).


Quando tornano i colori…


Quando tornano i colori, sono lì ad accoglierli, annusando avidamente petali e polline. Anemone hortensis, più avventata che coraggiosa ahimè… ma io e le api ringraziano. Si vive il momento. Capo Stella (Elba).


Una spinta dicotiledonata


Volendo rinascere, potendo, inizierei così. Una spinta dicotiledonata e via verso il sole. Radici intrufolati nel terriccio fertile dell’esperienza; germogli e gemme pronti a farsi strada verso la luce. E chi ti dice di no?