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Dicembre 2020

Dicembre 2020

Anche per dicembre, sono riuscita a portare avanti il mio “diario visivo”, uno scatto al giorno per un mese difficile da definire. La parola “sospeso” mi viene in mente, un senso di attesa, la consapevolezza della mia, la nostra, fragilità, l’estraneità che diventa sempre di più una scelta voluta. La messa a fuoco dei miei “altri occhi” rimane cocciutamente un po’ al di là della realtà claustrofobica. O almeno ci si prova.  E con dicembre, si sigilla anche il coperchio di quella scatola del tempo che porta il nome di 2020. Ma il tempo non lo sa e continua a scorrere senza badare a noi. E fa bene, perché nulla siamo se non fuggevoli, ospiti ingombranti fino a quando la Terra non si deciderà di scrollarci d’addosso con un sospiro cosmico di sollievo. Che 2021 porta ad ognuno ciò che gli serve.

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Non vi vergognate?

Non vi vergognate?

Ma non vi vergognate? Qui non si parla di fermarsi al rosso sì o no, o rispettare il limite di velocità. Stiamo parlando della vita delle persone. Beh, per quanto riguarda voi, i prepotente, gli arroganti, i menefreghisti che pensate di poter fare quello che vi pare, francamente della vostra vita mi frega davvero molto poco. Ma che vi sentite giustificati a giocare con la vita degli altri, con la MIA vita, questo no, non mi va bene per niente. Il governo cerca di fare l’equilibrista, prova a limitare i danni di qua e di là. E cosa fate? Invece di ragionare, invece di provare a comprendere il SENSO dei provvedimenti, vi mettete subito a grufolare fra le virgole in cerca di una scappatoia. Vogliamo uscire da questo incubo il primo possibile? Allora… STATE A CASA, limitate gli spostamenti al minimo INDISPENSABILE, frequentate il minimo numero di persone INDISPENSABILE e soprattutto smettete di piagnucolare se non potete fare tutto ciò che volete comunque e subito.


Cacciatori e preda

Cacciatori e preda

Prevaricazione, incertezza, confusione. Abruzzo rosso, arancione, rosso, arancione, cambi repentini di colore della regione lampeggiante del malgoverno. Poi arancione stabile e le porte si aprono sul blu, verde e oro antico di metà dicembre fra i cumuli di roccia, boscaglia e campi abbandonati delle medie quote abruzzesi. Sono luoghi che amo, lontani dal richiamo turistico delle alte vette, distanti dal “rural chic” dei “borghi autentici”. Territori dinamici con la natura che torna per riprendere i suoi spazi, goccia dopo brulicante goccia. Solo che oggi non è soltanto la natura che torna… un cane abbaia, un altro, poi sull’orizzonte il rosso fluo dei gilet “non mi sparate”. Ed eccoci qua, diretti dritti verso un branco di cinghialai sguinzagliati anche loro dalla nuova ordinanza. Ma io non ci sto. Fugo, come avrebbe fatto qualsiasi altro animale selvatico. Torno indietro, cerco di scendere verso la falsa sicurezza di sentieri conosciuti, Scivolo, inciampo, scivolo di nuovo… sono poche centinaia di metri ma la boscaglia me si chiude intorno. Spine, rami intrecciati. Una barriera impenetrabile, ma la devo penetrare, perché ora mi accorgo che i gilet fluo sono anche qui, a poche decine di metri, fischi, urli… i cani abbaiano… e penso… se ora fossi diventata io la preda? Il fiato se n’è andato da un bel po’, il cuore saltella e mi sanguinano le mani. Mi fermo in bel mezzo di un boschetto spinoso, fitto abbastanza di chiudere il cielo. E’ da pazza, sono ridicola, ne sono ben consapevole. Meglio uscire alla scoperta, camminare senza badarci. Invece mi siedo sui rami attorcigliati, metto il cellulare sul silenzioso, quasi smetto di respirare. Aspetto. La preda per davvero. L’eterna braccata. Le voci si allontanano. I cani non abbaiano più. Faccio parte del silenzio innaturale che prende il loro posto. Ancora aspetto. Un scricciolo si rimette a cantare. Il tempo torna a scorrere. Ed io, pian piano, inizio a sentirmi di nuovo abitante del mio spazio.
Ecco perché so l’impatto della caccia sugli ecosistemi. Non con la testa, ma nelle viscere; non con la ragione, ma con l’empatia. Perché le vittime non sono solo i pochi animali uccisi. Non è quello il suo impatto primario e più deleterio. Per chi sa ascoltare e vuole comprendere, sta tutto lì nel silenzio che scende su tutto l’ecosistema, nell’immobilità della paura. La vita si blocca, aspetta, poi si riprende un po’ più povera di prima.


Novembre 2020

Novembre 2020

Un diario visivo di novembre 2020 attraverso i miei “altri occhi”.

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Risveglio rosso

Risveglio rosso

Abruzzo zona rossa, ce l’abbiamo fatta. Non si tratta del rosso di un’alba fiammeggiante, né quello dell’autunno nei boschi, il vermiglio del dopo clorofilla e pace alla fotosintesi. Manco quello del papavero, l’apoteosi dello scarlatto… e non parliamo nemmeno della rossa passionale di giarrettiera e vendetta. Eh no, zitti zitti e buoni buoni. Perché i riflessi del rosso di oggi non sono quelli del buon vino ma del pericolo, dell’urgenza, dell’emoglobina che tiene stretto l’ossigeno e quant’è dolce il respirare senza badarci. Capisce chi capisce. Che il risveglio rosso sia con voi.


Sentiero di foglie

Sentiero di foglie

I piedi non hanno scelta. Seguono il sentiero perché il sentiero c’è, con sempre la curiosità di vedere cosa c’è oltre la prossima curva.


Sospesi ora più che mai

Sospesi ora più che mai

Mentre aspettiamo che la terra ci viene incontro, un filo invisibile ci tiene in balia dei venti. Maestrale, libeccio, grecale, scirocco… in attesa di risolutezza, piroettiamo di qua e di là secondo gli spifferi e i nervosismi reconditi. Sospesi ora più che mai.


La vita in arancione

La vita in arancione

Abruzzo in arancione… tutto sommato, non è poi così brutto come colore…


Fonte della Luna

Fonte della Luna

Lo chiamano la Fonte della Luna. Per dire la verità, la Luna non l’ho trovata, ma ho scoperto dove si recano le foglie per vestirsi d’oro e di lapislazzuli, la seta a tingersi di fasti e di favole. Per ora, può bastare.


Il viaggio nel tempo

Il viaggio nel tempo

Il vecchio e il nuovo. Irraggiungibile da l’uno quanto dall’altro, il nostro presente esiste rinchiuso in un poligono d’irregolarità singolare fra ricordi e attese. Un “ora e adesso” fuggente di brevità interminabile ci conduce lungo una traiettoria a senso unico verso conclusioni scontate nei saldi di un’esistenza solo apparentemente lineare. La materia ritorna al punto di partenza cosmica e noi con essa. E’ la nostra unica immortalità.