Roccacaramanico

Roccacaramanico è un piccolo paesino nel cuore del Parco Nazionale della Majella. E’ anche il paese dove abito io. Si appoggia sull’ultimo di una fila di roccioni nell’alta valle del fiume Orta, qui neonato. Dalla piazza, lo sguardo lambisce il Morrone da una parte, sfiora la Majella dall’altra, poi scorre libero giù per tutta la vallata fino al mare ed ai monti del Gran Sasso in lontananza. La sua storia è quella di gran parte dei piccoli paesi dell’entroterra abruzzese e non soltanto. Si viveva (bene o male non mi sento di dire) da ciò che si otteneva dalla terra, poi quando ciò non bastava più, la gente se ne andò… in città, all’estero, dovunque dove si faticava di meno e si mangiava di più. E tutto sommato, chi può darle torto.
La natura ha fatto un sospiro di sollievo e inverno dopo inverno, i muri delle case abbandonate si sono fatti vecchi e friabili. Poi pian piano è arrivata nuova gente, abitanti non per necessità di nascita, ma per scelta (anche se spesso, per forza di circostanze, presenti solo nei week-end e nell’estate).  Ora gran parte delle case sono restaurate e i turisti vengono da tutt’Italia, anzi, da tutto il mondo, per ammirare questo borgo-gioiello incastonato “nella natura incontaminata”.
Suppongo che questo sia una cosa buona, sì, deve essere così, lo dicono tutti. Ma ho un sogno più grande per Roccacaramanico (Rocchetta per gli amici). Non solo museo di se stesso da visitare e da ammirare, ma un paese vitale dove vivere e, grazie alle nuove tecnologie, anche lavorare. Il luogo perfetto per negoziare e comunicare nuovi equilibri fra l’uomo e la natura. Potrebbe succedere. Nel frattempo, quando i turisti giungono davanti al mio cancello e, con un po’ d’affanno per la salita, mi chiedono come faccio a vivere così fuori dal mondo, gli rispondo con un sorriso… e se fosse invece proprio questo il mondo? Credo che la mia vicina di casa la volpe sarebbe d’accordo.