Mesembryanthemum crystallinum… la resistenza!


Ho un debole per chi sfida l’ambiente circostante, materiale o culturale che sia, per crescere e fiorire alla faccia delle difficoltà. Mesembryanthemum crystallinum sulle dune di Playa de Sotavento, Jandia (Fuerteventura).


Playa di Sotovento, Jandía (Fuerteventura)


Playa de Sotavento, Jandia sull’isola di Fuerteventura, dove non serve PhotoShop per eliminare eventuali presenze ingombranti… almeno non in aprile. Con la speranza che resista a lungo le pressioni onnipresenti della speculazione.


Luoghi elementali, dove i pensieri vengono portati nel vento oltre i nostri orizzonti temporali verso il passato più remoto della terra.


I pochi “turisti” sguazzano nelle acque basse.


Non un cactus… Caralluma burchardii

Quando il gioco si fa duro quanto la roccia, poi pure l’aridità e il vento si mettono in mezzo per non lasciare scampo a niente e nessuno, tutto può succedere, pure che una pianta si trasforma anch’essa in una simil-roccia. Caralluma burchardii, non un cactus, ma un Apocynaceae, cugina dei nostri oleandri e pervinche. Chi l’avrebbe mai detto! Le falde della Gran Montaña, Fuerteventura.


Una Cassida di passeggio

Per festeggiare la prima vera giornata di primavera alle falde della Majella, una Cassida azurea (fino a prova contrario) di passeggio, e non avrei potuto sognare un regalo migliore.


Di ritorno

Eccomi di ritorno da Fuerteventura, isola nata dal fuoco, percossa dalle onde atlantiche e sublimata in vento e polvere. La terra sugli scarponi ha cambiato colore e altrettanto la pelle, abbrustolita sotto un altro sole. E meno male che qualche briciola di luce solare si è conservata negli anfratti epidermici e della memoria, perché qui e oggi, alle falde della Majella, è già tanto se si vede al di là della valle ancora in veste invernale. Posterò qualche altra foto nei prossimi giorni, quando avrò smesso di vagare fra estremi antitetici, con testa e cuore in fasce orarie diverse.


In partenza

Sono in partenza per una quindicina di giorni lontano dalla neve e dal ghiaccio, dalle preoccupazioni quotidiani e soprattutto dal PC. Camminerò per sentieri sconosciuti, godrò di orizzonti insoliti e annuserò fioriture inconsuete. La primavera montana dovrà farsi strada fra l’inverno che era e l’estate che sarà da sola, a colpi di gemme e boccioli. Poi al mio rientro, me lo racconterà mentre seguo le sue tracce su e giù per i versanti rinverdendosi.


Termoregolazione

In termoregolazione, io e lui, annusando gli odori liberati dai primi caldi, di terra bagnata, di roccia calcare, di erba secca e delle prime timidissime fioriture. Buongiorno primavera, benvenuta nel nostro emisfero.


Linea di confine

C’è sempre una linea di confine, un limite e chi capisce se è sotto o sopra. Posizionamenti contingenti di soglie ondeggianti e guai a te se ti trovi dall’altra parte.


Il merletto della foresta cedua

La neve è venuta nella notte e mi ha portato via i colori, quelli di primavera, quella rinascita cromatica che pian piano stava facendosi spazio tra i mono-toni dell’inverno. E’ vero che nel loro posto, mi ha lasciato un bel merletto e ringrazio a mio malgrado. Ma avrei preferito non essere così consapevole dello stato malconcio di quella faggeta, massacrata nei secoli a colpi di ascia e motosega. Ahimè, il peso della troppa cognizione in attesa del ritorno del sole.


Affamati di colore e di dolcezza

Quanto sono preziosi quei primi fiori. Affamati di colore e di dolcezza, io e lui entrambi, schivando il vento freddo per abbrustolire le estremità nervose nel sole sempre più coraggioso.